martedì 22 ottobre 2013

emergency_room_wait.jpg

Il governo aveva fatto vanto della legge di stabilità usando come cavallo di battaglia... ciò che non ci aveva messo. D'altronde, c'è proprio poco di cui vantarsi. Quindi, a reti unificate è stata diffusa la strepitosa notizia che nella Legge di Stabilità non compaiono i temutissimi tagli alla sanità. Vittoria, la sanità non si tocca! Popolo, gioisci della munificenza del re!
La nostra Laura Castelli aveva doverosamente precisato, nella trasmissione La Gabbia, che la Commissione Sanità da mesi non fa altro che audire compagnie di assicurazione e altri piazzisti di sanità privata. Causando, come conseguenza, l'indignazione di Boccia che si è sentito punto sul vivo per una tale ingiusta accusa (qui l'imperdibile video del Boccia furioso).
Alla fine, si scopre che il governo ha mentito ancora, come ormai sua abitudine. La Legge di Stabilità non ha neppure quel misero lato positivo: i tagli alla sanità ci sono eccome. Ma furbamente, sono stati inseriti a partire dal 2015 in modo da poter affermare in TV la solita mezza verità in stile terza elementare: "Non ho mangiato le caramelle... oggi".
Un taglio di oltre miliardo di euro colpirà il personale dipendente e convenzionato del SSN. In particolare, riguarderà il blocco dell'indennità di vacanza contrattuale fino al 2017. Potete immaginare le conseguenze nel settore sanitario, che già soffre per carenze di personale.
Indovinate poi tali conseguenze chi le patirà, con le liste di attesa e le file al pronto soccorso. A goderne invece i soliti privati, a cui i cittadini saranno costretti a rivolgersi.
Ma che importa: conta quel che si è annunciato al TG, mica ciò che c'è davvero scritto nelle leggi.




schettino costa5[4].jpg

I pezzi dell'argenteria rischiano di finire al mercatino. Una svendita per ricavarne quattro soldi da rigirare agli strozzini che speculano sul nostro debito? La puzza di bruciato c'è e a pensar male si azzecca quasi sempre. D'altronde basta vedere cosa c'è scritto nel documento del governo "Destinazione Italia" per farsi un'idea abbastanza chiara. 

Dopo i piani draconiani di dismissione targati Vittorio Grilli e andati bellamente in fumo, ecco che Letta ci riprova a farsi ricordare come capo del governo delle larghe svendite. E i nomi che girano sono sempre un po' quelli: Eni, Enel, Finmeccanica, Poste, Ferrovie o persino la Rai. Poi, però, si aggiungono le new entry come Terna o Fincantieri.
La cessione delle quote del Tesoro in Eni, fino al 4,34% (non il restante 25,76% che fa capo a Cdp) può valere circa 3 miliardi. Ma vendere il 4 o il 5% di Enel e Finmeccanica, magari ritoccando nel frattempo al ribasso la soglia dell'Opa e rafforzando il golden power per non perderne il controllo, frutterebbe appena un miliardo e mezzo complessivo.
Totale derivante allora da una dismissione "controllata" di Eni, Enel e Finmeccanica? Circa 4,5 miliardi...appena quello che serve per coprire lo scherzetto dell'Imu prima casa 2013. La sola Enel, però, contando dividendi, imposte e stipendi, ha dato alla nostra collettività quasi 200 miliardinell'ultimo quindicennio. Conviene allora dismettere?
Letta ha detto che sta pensando pure a piazzare sul mercato il 4,9% di Terna, la società che gestisce la rete elettrica. Valore plausibile? Meno di 350milioni di euro. Non certo una svolta. Tra l'altro Terna è già passata sotto il regime della Cassa depositi e prestiti, così come un'altra società nel mirino della svendita che è Fincantieri (in Cdp attraverso Fintecna).
La Cassa è però fuori dal perimetro del debito pubblico: non a caso lo Stato l'ha già utilizzata per fare qualche soldo vendendole Sace, Simest e Fintecna durante il governo Monti. E' mai possibile pensare di far cassa con le vendite di Cdp dopo aver fatto cassa con le vendite a Cdp?
Inoltre Fincantieri non può certo fruttare miliardi e miliardi. Ha un valore residuo di immobili, macchinari e impianti che non arriva a 600 milioni e ha meno di un miliardo di patrimonio netto. Dismettendone una quota pur rilevante non si risolve certo il problema del debito.
Considerando fatturato e utili, Poste Italiane potrebbe invece valere in Borsa 5-6 miliardi di euro. Dunque venderne un terzo o la metà potrebbe forse fruttare 2-3 miliardi.
Totale dei proventi ipotetici finora elencati? Appena 7-8 miliardi. Il clamoroso equivalente di mezzo punto di Pil, i soliti affari di Maria Calzetta.
Occhio dunque al rischio di un nuovo "Britannia" 21 anni dopo. Magari in favore dei soliti amici e amici degli amici. Caro Letta, stai attento, il panfilo dei potenti stavolta rischia di chiamarsi Costa Concordia. Vuoi essere ricordato quale novello Schettino?

venerdì 18 ottobre 2013

Il Mattinale

(Vito Giarrizzo, in webalice)


Area ex- Sacelit Italcementi. Dal romanzo "Castelli di carta". Capitolo I

Cercando un nuovo Lanari,
nessun ripensamento sul progetto


Il 24 maggio di quest’anno la società Nuova Darsena acquistava da “La Fortezza s.r.l.” di Lanari “lotti di terreno edificabili aventi superficie di m2 2.291 facenti parte del Piano di Lottizzazione denominato Zona CPT Polo Turistico Area Sacelit Italcementi”.
La notizia era di quelle che circolano per strada prima (invece) che nei luoghi di pubblico dibattito. In quel mese peraltro erano già ben conosciute le difficoltà in cui versava la società di Lanari, ma ancora non si era valutata bene la portata di un passaggio di proprietà di parte dell’area destinata a trasformarsi nel Borgo delle Torri.
Alla luce delle vicende successive, però, dal piano di ristrutturazione del debito alla richiesta da parte di Lanari di una procedura di concordato preventivo, il fatto che ci sia un altro soggetto proprietario nell’area pone diversi problemi.
A parte gli aspetti grotteschi di simili passaggi, come quello del ripiegamento circolare di un’intera vicenda che era cominciata proprio con la vendita del terreno da parte di una precedente Società “Vecchia Darsena” allo stesso Lanari, è il reperimento di un nuovo interlocutore che angustia adesso il governo comunale, e che nello stesso tempo lo solleva da eccessivi ripensamenti circa il ruolo svolto dalla parte pubblica nella vicenda.
All’assessore Ceresoni basta dire che c’è stata “un’impasse”, dovuta a “una crisi di tipo prettamente finanziario” per cavarsi d’impaccio; e che ora si tratta di “definire con chiarezza chi sarà il nostro interlocutore per ripartire dal piano d’area approvato e dalla convenzione sottoscritta tra le parti”.
Per lui (vedi risposta al consigliere Perini nel Consiglio Comunale del 1° ottobre scorso) per il momento si tratta di “operare perché la procedura di fallimento non interessi quell’area”.
Ecco dunque che la lettura dell’atto di vendita genera domande:
Cosa intende l’assessore per “operare” in relazione al possibile fallimento? Appartiene a questo genere di operatività che il terreno venduto da Lanari e comprato dalla Nuova Darsena risulti inaspettatamente libero da ipoteche?
Perché l’assessore non ha risposto all’interrogante richiamando l’esistenza di un nuovo parziale proprietario?
E poi: in quale relazione si pone il nuovo parziale proprietario rispetto alla procedura di concordato preventivo avviata da Lanari, e come egli si può regolare nei confronti della convenzione, che ha come soggetti contraenti altri che non sono la Nuova Darsena?


mercoledì 16 ottobre 2013



costituzionedifesa.jpg
Dopo le azioni alla Camera, è iniziato anche al Senato il "costruzionismo" del Movimento 5 Stelle contro il provvedimento del Governo Letta che mira a violentare l'articolo 138 della nostra Costituzione, quello che garantisce tutti da colpi di mano sulle modifiche costituzionali e se approvato aprirà la via a controriforme che mirano al semipresidenzialismo e snaturerebbero il funzionamento democratico della nostra Repubblica.
Ognuno dei 50 portavoce al Senato del Movimento 5 Stelle interverrà a norma di regolamento per 20 minuti. Invitiamo tutti i parlamentari fedeli alla Costituzione eletti al Senato a seguire la nostra battaglia e prendere a loro volta parola! Una voce, tante voci per la Costituzione! Pd se ci sei batti un colpo!






Il terreno si sta sgretolando sotto i nostri inconsapevoli piedi. Un prezioso bene comune si sta consumando alla luce del sole per la mancanza di regole chiare e precise. La terra appare indifesa davanti all'espansione smisurata ed incontrollata delle città. Ogni giorno che passa la minaccia per il suolo aumenta.
Per tentare di evitare di perdere contemporaneamente due risorse fondamentali per l'Italia, il suolo e il paesaggio, e per avvicinare maggiormente la cittadinanza a tale importante tematica, si svolgerà a Roma il 24 ottobre 2013, dalle 15 alle 20.30, presso la Sala del Tempio di Adriano, un incontro dal titolo "Terra bene comune - Cosa si sta facendo per fermare il consumo di suolo in Italia?"
Il pomeriggio del 24 sarà un'occasione per avere una precisa analisi sulla situazione attuale da esperti del calibro di Salvatore Settis e Paolo Maddalena e per incontrare le associazioni impegnate sulla tutela del territorio come Wwf ed Italia Nostra, solo per citarne alcune. Inoltre, al dibattito parteciperanno molte personalità politiche che spiegheranno cosa si sta facendo per arginare il problema, illustrando, in particolare, le numerose proposte depositate in Parlamento.
L'intento dell'evento, promosso dai deputati delle commissioni Ambiente e Agricoltura del Movimento 5 Stelle è quello di aprire un dialogo su questa problematica. Un motivo in più per non mancare.

Gasparri chiude la bocca a Dario Fo