lunedì 24 febbraio 2014

Tratto da ORIZZONTE 48 inserito da Di Fabbio Luigi  sul meetup Senigallia 5 Stelle - Articolo del 23/02/2014 a firma Luciano Barra Caracciolo

Visto che si deve andare a votare per le elezioni Europee. Tanto per gradire. Ma noi non possiamo fare nulla! Siamo inermi! 

LA POLITICA ECONOMICA E IL "CAMBIO DI PASSO": A TUTTA FORZA, ROTTA SUL MAELSTROM





Ci sono dei giorni in cui senti quanto sia profonda l'incomprensione generale (eccettuati coloro che staranno leggendo questo post...per definizione), della gravità del problema di democrazia derivante dalla prolungata e profonda disapplicazione, pressocchè totale, della Costituzione (quella fondata espressamente e sistematicamente sul "diritto al lavoro", inteso come "piena occupazione", garantito come compito prioritario dalle istituzioni democratiche della Repubblica).

Una volta che il corpo sociale abbia passivamente accettato un sistema che rinviene le sue regole supreme, incidenti sulle vostre vite, in un trattato internazionale di natura economica, legittimando (nelle apparenze procedurali di "investitura", ormai però svincolate dai valori cardine che sono la sostanza costituzionale), l'autoapplicatività delle norme internazionali con prevalenza illimitata sui principi fondamentali della stessa Costituzione, una volta che ciò accada e si consolidi come prassi dell'azione di governo, il liberismo oligarchico può fare praticamente ciò che vuole
 
E un simile meccanismo diverrà operante, d'ora in poi, per qualsiasi trattato economico che intenda (ri)modellare la struttura socio-economica italiana in funzione di interessi (privati) estranei a quelli considerati al vertice della scala di valori democratico-costituzionale: e questo perchè con l'adesione a Maastricht abbiamo varcato la soglia di "non ritorno" e ormai la Costituzione - nella sostanza, al di là delle procedure che appassionano i nostri media e la nostra politica- è divenuta, senza che il corpo sociale se ne sia reso conto, poco più che carta straccia.
Esattamente come se fossimo occupati militarmente dall'esercito di una potenza straniera che, certa del suo dominio, lasci in vita una struttura servente di autorità autoctone che rispondono strettamente ai suoi interessi.
Perciò, la sovranità (in questo caso) democratica è "sospesa" esattamente come nella parte finale della seconda guerra mondiale (anche se il mio amico Cesare Pozzi sostiene, con seri argomenti, che la nostra situazione assomiglia di più a quella del 1919-1922).
E questa notazione ci riporta all'ipotesi frattalica, la quale, come saprà chi ne segue gli aggiornamenti, è stata "shifted forward" di un anno rispetto alla formulazione iniziale.

Il fatto che sia stata spostata di un anno mi ha portato a verificare quale fosse l'argomento del blog esattamente un anno fa; così, per curiosità.
E, con grande soddisfazione predittivo-frattalica, ho realizzato che, esattamente il 23 febbraio di un anno fa, era un sabato, era iniziato il ciclo "Osservatorio PUD€- cronaca di un cetriolo annunciato". Ciclo che, guarda caso, riguardava il pensiero economico di Pier Carlo Padoan.

Da questa specifica serie di post - la cui lettura integrale consiglio per fare anche un opportuno inquadramento delle teorie economiche che ne risultano "classicamente" esposte-, riproduciamo degli estratti significativi della visione di Padoan, con relativi commenti:
"The EU is right in seeking a sustainable correction of fiscal imbalances. A critical aspect that requires stronger tools in this context is the quality of consolidation programmes. These should be centred much more on permanently lower growth of current public expenditures, efficiency and growth-enhancing reform of entitlements (pensions), and unemployment support schemes (active labour market policies). A strengthening of relevant provisions in the Stability and Growth Pact legislative texts before Council and Parliament seems in order.
Non si torna indietro dalla strada della compressione dei bilanci statali. Devono essere compresse le spese correnti del bilancio dello Stato. In particolar modo le pensioni e i cosiddetti ammortizzatori sociali. Niente di nuovo rispetto a quanto abbiamo visto sotto il precedente governo che attraverso la riforma delle pensioni (ed il conseguente fenomeno degli esodati) e la riforma del lavoro, ha contribuito ad aumentare la disoccupazione (http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2013-01-08/novembre-tasso-disoccupazione-giovanile-094206.shtml?uuid=AbaPtEIH) ed il lavoro in nero (http://www.loccidentale.it/node/119776).
...To this effect a much stronger role must be played by structural reforms. There is a need for labour-market reforms aimed at increasing flexibility that would allow real wages to respond more efficiently to competitive pressures. Increasing employment rates among women and young people can add significantly to the labour force and strengthen potential output. 
Flessibilità, flessibilità, flessibilità, anche se I dati empirici dimostrano che non esista correlazione tra maggiore flessibilità del lavoro e maggiore occupazione (http://keynesblog.com/2012/02/10/aumentare-la-precarieta-del-lavoro-non-produce-occupazione/), o peggio ancora tra maggiore flessibilità e maggiore produttività del lavoro/crescita  (http://www.aiel.it/bacheca/UDINE/free/Lucidi.pdf ) .

...Moreover, services liberalisation can boost investment including in countries where current-account surpluses reflect a low level of investment with respect to savings, thus addressing the structural determinants of external payment imbalances. By opening the services sector to competition we would create enormous opportunities for domestic investment and productivity increases, which would translate into higher domestic incomes, as well as strengthen our industry with lower-cost and higher-quality services. Critical in this context is the liberalisation and full integration of energy markets, still fragmented into closed national gardens and controlled by national monopolists reaping hefty rents by imposing very high costs on industry and consumers.

Liberalizzazione, liberalizzazione, liberalizzazione (e privatizzazione) dei servizi nazionali perchè questo dovrebbe riflettersi in maggiori investimenti e maggiore produttività. Diciamo che l’esperienza italiana del settore bancario, dei trasporti autostradali, energetico e telefonico dovrebbe forse aver insegnato qualcosa (forse a loro no) (http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=590799&IDCategoria=2687 ).

A five-point strategy to ensure a good equilibrium

A strategic response that will bring the Eurozone towards a good equilibrium is based on five mutually reinforcing points (European Commission 2011)1:
  • Undertake credible economic adjustment in vulnerable member states.
  • Establish an adequate firewall against contagion in sovereign-debt markets.
  • Ensure that EU banks are sufficiently capitalised.
  • Reform the framework for economic governance in the Eurozone.
  • Implement policies to boost growth and address imbalances.
Substantial progress is being made on all five elements, with a decisive breakthrough achieved in the past three months. However, the pace of implementation is not uniform and failure to make sufficient progress on any single element – possibly motivated by complacency over recent developments - would undermine the overall strategy. The possibility of falling back towards a bad equilibrium is still uncomfortably high and requires strong determination at the national level and high vigilance by EU institutions.
- I "credibili aggiustamenti economici" sono l'austerity fiscale e le "riforme strutturali", essenzialmente tese a flessibilizzare il lavoro con la diminuzione dei salari (acuendo la caduta della domanda interna fino alla deindustralizzazione e vanificazione della ragione stessa della pretesa "riforma risanatrice"..."desertificante");
- il "firewall" è la politica concordata (ESM) che addossando ulteriore indebitamento a carico di TUTTI INDIFFERENZIATAMENTE  i paesi dell'euro zona, acuirebbe il debito di "partecipanti" già indebitati e interverrebbe comunque solo sugli effetti, lasciando in piedi i differenziali di competitività-inflazione;
- la "sufficiente capitalizzazione delle banche" è una "petizione di principio": non si dice da dove potrebbe sorgere la "fiducia" per i sottoscrittori delle ricapitalizzazioni, che, rispetto ai paesi debitori UEM, sarebbero dunque necessariamente "esteri" data la corrente crisi di insolvenza-liquidità; mentre farebbe ricadere, nei paesi creditori UEM (il cui sistema bancario certamente non ride), l'onere sugli stessi governi, aumentando, contraddittoriamente alle premesse, il relativo debito pubblico;
- la riforma della "governance" è un vago modo di dire che "forse", "un poco", "quando ci sarà un accordo"...con la Germania (cioè MAI),  si dovrebbe provvedere a rendere operativo un sistema di "trasferimenti";
- la "spinta per la crescita" in questa visione, appare essenzialmente una visione di "supply side" (sussidi alle imprese, ma senza soldi per i paesi che ne veramente avrebbero bisogno, Moavero docet, e, al più, aumenti sistematici dell'IVA per cercare di tamponare le importazioni). Inutile anche dire che "nessun progresso" sostanziale è stato fatto, e non è provocabile da  nessuna di queste misure, tanto che ormai il contaggio recessivo è arrivato, com'era inevitabile, anche alla Francia.
What a good equilibrium would look like
Figure 1 below illustrates numerically how a ‘typical’ Eurozone country in distress would recover. In a baseline without policy action, adverse developments in growth, interest rates and debt mutually reinforce each other, trapping the economy in a perpetuous downturn (notare che è accaduto esattamente il contrario ndr.) Unlimited (but conditional) financial backstops that achieve a cut in market bond yields of the order of 500 basis points would sunstantially slow down the economic contraction and contain the rise in the debt burden (appunto: la realtà è risultata opposta ndr.).
Next, structural reform that manages to close the gap from the OECD average economic performance within 20 years would boost growth by 0.75% per year and bring support for fiscal sustainability (OECD 2012). A once-and-for-all cut in the primary fiscal deficit of the order of 6% of GDP would then suffice to stabilise the debt ratio and secure sustainable growth and low interest rates.
Importantly, in a medium-term timeframe the trade-off between ‘austerity’ and growth vanishes. However, as depicted in Figure 1, in the very short-run it does exist (growth is initially lower with than without fiscal consolidation), and this is complicating the political economy of fiscal consolidation. This is why it is necessary for countries attempting to escape from a bad equilibrium to be able to benefit from a ‘confidence bridge’ through financial backstops while implementing credible structural adjustment.
Figure 1. How a ‘typical’ Eurozone country can recover...
Qua il discorso si fa un pò misterioso: hanno lanciato là un backstop, che garantisca il debitore da immediate crisi di liquidità e insolvenza sovrana, senza menzionare l'ESM, ma probabilmente immaginando che, di lì a poco, Draghi avrebbe salvato VERAMENTE il gioco dell'OCA zoppa ("avulsa" da Mundell), cioè l'euro, attraverso il sostegno "per tutto quanto sarà necessario" ai titoli del debito pubblico dei paesi in crisi.
Rompendo però, nella "loro" matrice teorica, la facciata della "politica monetaria credibile", cioè che si limita a reprimere i prezzi (recte: salari), ma guadagnando il tempo necessario a non far percepire con eccessiva intensità nel tempo le riforme strutturali e l'austerity.
Chiariscono che il backstop-garanzia, ben oltre lo schema provvisorio di Draghi, debba strutturarsi nella "condizionalità".
Cioè bisogna comunque, per gli autori, vincolare i debitori a questi "aggiustamenti strutturali credibili" (tagli spesa pubblica, tasse, e deflazione salariale indotta da massima flessibilità, svendite, nonchè privatizzazioni e liberalizzazioni: non lo elencano espressamente in questa sede ma lo ritrovate qui,) una volta calmati gli spread.
Questi ultimi, peraltro, (come termine comparativo con l'onere di interessi sostenuto da altri paesi che adottano la stessa moneta), non sono legati all'ammontare dei deficit  e dei debiti pubblici, ma significano che i mercati non credono alla sostenibilità di una moneta unica che amplifica gli squilibri commerciali-posizioni creditorie tra i paesi partecipanti.
Una volta che la garanzia+condizionalità abbia garantito l'effettuazione dei suddetti (misteriosi) "aggiustamenti credibili", per gli autori, scatta la "nuova età dell'oro": per 20 anni austerity fiscale e deflazione salariale garantiranno una crescita annuale dello 0,75% (...!) all'anno, assicurando la sostenibilità fiscale: cioè la diminuzione del debito che calerebbe, in questa ipotesi, grazie a questa fantastica crescita "credibile" che non avrebbe certo effetti neutrali sulla distribuzione dei redditi.
E questo considerato che, per i mainstream, una crescita consentita da interventi statali di sostegno alla domanda aggregata e fruendo dei naturali aggiustamenti dei cambi flessibili, è evidentemente "incredibile": anche se adesso vaglielo a spiegare ai Aso-Abe e a Obama e poi anche ai francesi.
E come lo dimostrano? Ma con la figura 1 (che vi invito ad andarvi a vedere sull'articolo in originale)! Che non riporta i dati di come effettivamente vada l'economia che so, della Grecia, dell'Irlanda o dell'Italia, a partire dalla crisi e dall'adozione degli aggiustamenti credibili, ma quelli di un astratto lungo periodo di applicazione del fiscal compact.
E avrebbe potuto benissimo basarsi sui dati effettivi, perchè in effetti le politiche di riduzione del deficit pubblico, pro-cicliche, in essenza, sono state seguite almeno dal 2011. E gli andamenti sono stati analizzati per il passato e anche in proiezione dallo stesso FMI. 
Ci parlano invece di un ipotetico paese tipo dell'eurozona, "avulso" dalle serie storiche effettivamente registrabili nei paesi in cui si stanno già applicando queste teorie.
Cioè si ipotizza un risultato, si accoppiano indici, tipo un "moltiplicatore fiscale" rigorosamente "dedotto" sulla carta e non legato ai fattori strutturali che "nella realtà" lo determinano (secondo il FMI!), e inevitabilmente il risultato è quello ipotizzato in partenza. Una specie di ipotesi autodimostrativa. E si chiama "deduttivismo".
Per capire che gli effetti delle riforme strutturali non sono quelli ipotizzati e che l'austerity ha invece gli effetti determinati dai "veri" moltiplicatori fiscali, senza spendere ulteriori confutazioni teoriche, basta guardare alle ben diverse "curve" della crescita registrate nella realtà nei paesi sottoposti a terapia in questo studio, (lo so, è keynesiano, sarà grave?) nonchè dal FMI sopra citato,  fondati sulle serie storiche registrate nella realtà, da cui si possono trarre conclusioni del tutto diverse con metodo "induttivo". Le rispettive curve, che rinviano necessarimente a una pretesa quanto aleatoria "crescita" nel primo caso, "stranamente", non assomigliano affatto a quelle studiate sui dato reali: che una delle due "versioni" non sia rigorosamente scientifica?
 4) A questo quadro vale la pena di aggiungere il dossier che il blog "Appunti" di Giorgio DM ha raccolto sulle analisi e predizioni economiche di Padoan all'OCSE, sottoposte al vaglio implacabile di Krugman. Altra lettura succosa (e per noi deprimente).

Capite bene, allora, perchè abbiamo l'uomo adatto ad eseguire, in una "durevole stabilità", il "Piano" così tratteggiato:

Il Piano politico è, attualmente, abbastanza chiaro: lasciare passa' a nuttata per sbandierare (provvisoriamente) una ricrescita fenice, magari emersa dalle nebbie di nuovi criteri di calcolo del PIL, e, intanto, giustificare tagli alla spesa pubblica come misure per la crescita, ma senza esagarare, dato che, sempre più, in una forma strisciante, di "Hartz" all'italiana, si punterà a generalizzare la deflazione salariale sui grandi gruppi con l'intervento dei contratti di solidarietà e misure analoghe: cioè a carico pubblico (ma solo per i gruppi "importanti" agli occhi dei politici; gli altri, le odiate PMI, saranno costretti al suicidio se non riescono a esportare col forzato dumping salariale, ed in condizioni di credit crunch). Poi comunque si passerà a ratificare all'unanimità le vere e proprie Hartz e anche il reddito di cittadinanza che ne è il complemento direttamente adiacente.
...un imprenditore, a Piazza Pulita, dando ragione della nuova tattica renzian-movimentista-tutti d'amore-e-d'accordo, sindacati inclusi: "ora stai in cassa integrazione a 800 -invece di 1400-, non accetteresti di riprendere a lavorare per 900?" 
Ecco, il "reddito di cittadinanza" sostitutivo della cassa integrazione, funziona esattamente così: fissa la soglia, il bench-mark automatico - e, per di più, variabile in pejus via via che si materializzano gli effetti del fiscal compact sui conti dello Stato-, appena al di sopra del quale sarai costretto a lavorare dovendo pure ringraziare (l'euro e la classe politica tutta, asservita al suo implacabile disegno, "opposizione" inclusa).

Per mantenere gli obiettivi di gradualità nella instaurazione della Grande Società "vH", in tono ortodossamente ordoliberista, sempre più condiviso dalla generalità delle forze politiche, si farà una inevitabile super-patrimoniale, che Bundesbank predica come provocazione per far saltare il banco, ma della cui proposizione i nostri piddo-puddini vedranno entusiasticamente solo la parte di illusione finanziaria: quella in cui si dice che tale misura servirebbe a correggere una disparità di distribuzione della ricchezza "intollerabile", laddove, invece, in Italia tale distribuzione, naturalmente al netto dei capitali dei più ricchi, da anni spostati all'estero, è particolarmente "equa", quasi al limite dello schema ideale.
 
E badate, non mi importa della "fonte", perchè il calcolo, nei presupposti enunciati, è corretto: ed infatti, lo studio non parla nè del vero scandalo della distribuzione che riguarda solo il primo 3%, - e quindi non l'intero decile investito dalla demagogia redistributiva...basata sulla crassa ignoranza-, nè del patrimonio occultato e non più "residente", perchè prontamente già esportato fuori dall'Italia: perchè poi tutto si risolverà solo in impoverimento senza crescita, anzi, (come poi abbiamo visto in dettaglio) ulteriormente recessivo.

In aggiunta, sono in dirittura d'arrivo col tetto alle pensioni, fissato su dei lordi che, attualmente, nella proposta in discussione, includono pure le prestazioni assicurative volontarie che, col proprio risparmio privato, il cittadino si paga da sè, espropriandolo così, a doppio titolo, dei contributi già pagati al sistema pubblico in sovrabbondanza, che rimarranno allo Stato (anche per la parte pagata ad assicurazioni private): la prestazione pensionistica ne risulterà così tagliata sia del risparmio "pubblico",a titolo di contributi gravanti per decenni, su chi ha lavorato, per una misura di pensione che non riceverà mai,  sia a titolo di risparmio privato volontario (per una prestazione che non potrà più aggiungere alla tagliata prestazione pubblica!); così s'impara.