domenica 9 giugno 2013

il mattinale   domenica 9 giugno



  todos a la zafra

Un resoconto del "Confronto pubblico col Sindaco Mangialardi sui tagli alla spesa del Comune di Senigallia", tenutosi tre sere fa all'Auditorium San Rocco. 
San Rocco strapieno la sera di giovedì 6 giugno, e confortante visione di tanti ragazzi all’annunciato “Confronto pubblico col sindaco Mangialardi”. Fosse solo per questo, un successo degli organizzatori “Precari United” e circolo “Arvultura”. Il tema dei “tagli al Comune di Senigallia” era di quelli che, come un cannone, possono fare sfracelli oppure difendere le città in ragione di dove li volti: una critica aspra oppure un’amnesia collettiva. Il fatto, però, che le parti (il Sindaco e i due promotori) si siano accordate per questo confronto fa pensare che esista comunque tra loro una qualche omologia che li rende comunque confrontabili. Possibilmente nessuna critica e proposte non troppo divergenti. Dentro le case oggi si fanno discorsi assai meno omologabili, rispetto ai quali questo confronto pubblico potrebbe somigliare ai dialoghi delle carmelitane.
Il sindaco arriva in bicicletta, come si conviene. Si può cominciare. Confesso che, vedendo la sua barba attraversare la sala, mi passa come una nuvola un pensiero: “La zafra di Fidel ha dato un buon raccolto”. E quando mai un sindaco in braghe di tela riesce a raccogliere tanta attenzione, di giovani per giunta, se prima non ha seminato in abbondanza?
Se è per questo, la semina c’è stata di sicuro, tanto che, a questo punto di maturazione, si può dire che per i ragazzi la sera di San Rocco sia una prova di maturità ben superata, almeno per ciò che riguarda una certa capacità di interlocuzione; per lui la conferma di un investimento a lunga termine che, iniziato ai tempi del Cantiere Okkupato (occupazione assistita e occupanti come specie protetta e controllata a distanza) si trasforma oggi nell’opportunità di un reciproco appoggio, sia pure in qualche modo contrapposto, così come due carte si sorreggono a vicenda per formare un castello.
Una presentazione sobriamente orientativa. Si parte dalla considerazione che “spesso le soluzioni alla crisi sono peggiori del male”. Il Confronto vuole appunto cercare soluzioni alternative a quella dei tagli alla spesa sociale, e allo scopo la proposta converge su due macroaree:  1) BILANCIO: come un cittadino ne può diventare attivamente partecipe? 2) LAVORO: come un’istituzione locale può favorire il lavoro?
Tocca subito a Nicola tratteggiare una sintesi di cos’è la crisi e del perché ci fa così male. Nel contesto evolutivo di un potere finanziario internazionale, l’Unione Europea impone come soluzione alla crisi le stesse politiche che l’hanno generata: richiesta del pareggio in bilancio e sottoscrizione del patto di stabilità. La loro implementazione determina un sostanziale esautoramento delle politiche nazionali e, a caduta, quelle degli enti pubblici decentrati, Regioni e Comuni, che sono il terminale sui cui impattano le politiche di austerità. Questa situazione fa in modo che i sindaci siano ridotti a fare gli esattori o a fare gli sceriffi, o entrambe le cose. Di qui l’importanza di restituire potere politico agli enti locali. Questo significa che bisogna prendere il toro per le corna e tentare di disarticolare il patto di stabilità, e così liberare i cittadini dal peso soffocante dell’alta finanza.
Da questa disamina scaturiscono alcune proposte. Una è che il Sindaco si faccia capofila di sindaci di un’area vasta allo scopo preciso di disarticolare il patto di stabilità: sarebbe il modo migliore per rigenerare il rapporto primario che corre tra ente e cittadini. Dove trovare poi i soldi per rilanciare gli investimenti  pubblici? Presso la Cassa Depositi e Prestiti, oggi diventata S.p.A.: i sindaci potrebbero chiedere il ritorno della Cassa all’utilizzo pubblico. Non solo: potrebbero coinvolgere anche le città gemellate, in modo da dare una dimensione più ampia e capace di confronti alle loro iniziative. Infine: si dovrà fare un bilancio partecipativo fatto non solo di trasparenza, ma anche di vincoli convenuti con i cittadini, in  modo da garantire la continuità di welfare municipale.
Nicola ci concederà di riassumere le sue proposte in questo modo - il più possibile sintetico e fedele - così come perdonerà se subito avvistiamo nel suo ragionamento quel minimo comune di cui abbiamo detto, che rende principe e protestanti in fondo così omologhi tra loro. Perché è vero che le amministrazioni locali sono diventate il terminale di ogni austerità imposta; ma è anche vero che nella ricostruzione di Nicola  l’Amministrazione Comunale viene scaricata di ogni responsabilità nell’eziologia di molti aspetti locali della crisi e negli atti (da sceriffo o esattore, quel che sia) che l’hanno seguita; di più: il Sindaco, assimilato integralmente alla parte di colui che (in nome e per conto di noi cittadini) subisce il rigore mortificante richiesto dalle Merkel e dai Monti, verrebbe addirittura sollevato a primo rappresentante di un programma di “disarticolazione” del patto di stabilità e di rigenerazione della finanza locale come quello che loro dipingono, qualora lui accettasse di farsene interprete e guida.
Su questa falsariga il Sindaco può muoversi senza paura di trovare inciampi: nessuna accenno a merendine  o a negozi e palazzi messi in vendita lo viene a turbare. Cosi può declinare addirittura con modestia l’invito a capeggiare un commando di sindaci contro l’austerità, ricordando che lui in fondo è “solo il sindaco di Senigallia”, e che in fin dei conti esiste pure un’ANCI, che è l’Associazione dei Comuni Italiani; lui comunque non si è mai tirato indietro quando è stato il momento, pur essendo “consapevole  dei limiti d’azione di un ente locale che però non intende rinunciare ai suoi compiti e alle sue prerogative.
Pensare ad azioni combinate dei sindaci però lo preoccupa, perché vorrebbe dire che siamo arrivati proprio all’ultima spiaggia; e poi bisogna aggiungere che il sindaco di Senigallia ha fatto scelte molto diverse da quelle dei sindaci di altre città: basti dire che uno ha addirittura venduto le quote della partecipazione alla gestione del Servizio Idrico per fare il bilancio!
Del resto è sotto gli occhi di tutti che la UE “crea condizioni di disparità tra i cittadini”, e che “lo stato non ha fatto niente per utilizzare in modo conveniente le politiche europee… Noi avevamo un debito pubblico fatto di cattiva politica e cattiva amministrazione. Non abbiamo investito nella ricerca, nei giovani e nel lavoro”. Non si tratta solo di un problema di finanza: “Qui parliamo anche di crisi morale e di crisi della democrazia, della politica e dei partiti”.
Per contro - o a conferma del carattere specifico di questa crisi – se da una parte è anche vero che la crisi viene completamente scaricata sui Comuni, bisogna anche dire che questo non è avvenuto in Germania e nemmeno in Francia: per questo è perfettamente inutile interpellare i comuni nostri gemellati di Lörrach e Sens: se loro vanno più o meno bene, “noi viviamo invece una situazione tragica”. Oltretutto, “più un comune ha fatto iniziative giuste e più viene penalizzato dal patto di stabilità”, perché il patto di stabilità blocca la spesa dell’ente locale, quella su cui la politica locale ha investito.
“Al presente noi potremo pareggiare il bilancio quando avremo risparmiato sei milioni di euro”. E non ci può consolare il fatto che oggi il 95% dei comuni non hanno il bilancio, così come anche noi andiamo avanti senza bilancio. Prima lo approvavamo regolarmente entro il 31 dicembre dell’anno precedente; oggi c’è il rinvio alla fine di settembre. La parte relativa all’IMU sulla prima casa non è attiva: noi l’abbiamo ribassata da 3 a 2,50, ma ci rimetteremo, perché quando poi a noi verranno trasferite quelle quote, gli altri verranno rimborsati fino al 6%; la TARES è rinviata, ma noi pagheremo la TARSU quando il conguaglio sarà sulla TARES”.  
E dire che lui aveva per tempo previsto il tracollo: “Nel 2010 incontrai e avvisai il Consiglio Comunale della situazione che si stava preparando”.  Adesso è difficile anche pensare che si possa fare un bilancio partecipativo, dal momento che  “non abbiamo neanche un bilancio!”
Questo è appunto il discorso del Sindaco. Dove lui non accenna, né qualcuno gli chiede, come mai, a dispetto di tanta veggenza, ci ha impelagato in una serie di imprese senza soluzione, e di tale affidabilità che non solo ne è risultata sballata la previsione delle entrate, ma hanno messo in crisi addirittura il Consiglio di Amministrazione della Banca delle Marche. Cosa porta un comune e una banca a compiere simili errori di valutazione? In quanto poi a quel 2010, vorremmo si tornasse ad ascoltare con quale enfasi e sfoggio di grandeur veniva in quell’anno presentato il progetto dell’Area Italcementi.
Ad Alessandro, di Precari United, è assegnato il compito di parlare di bilancio partecipativo e di esporre proposte per realizzarlo. Lui si apprende proprio al fatto che non c’è bilancio. “Appunto”, dice. “Se vogliamo contrastare le politiche di austerità, che poi comportano il saccheggio dei beni locali, e proprio  perché non si riesce a fare un bilancio, è necessario chiamare la partecipazione democratica. Se la coperta è corta l’importanza delle scelte si fa anche più grande. Occorre individuare la priorità delle scelte.
Ed ecco come potrebbe funzionare un bilancio partecipativo: “organizzazioni di prossimità, quartieri, frazioni, dibattono sui problemi dei rispettivi territori e forniscono consigli per formare il bilancio. E’ la logica della rappresentatività politica che lo richiede: la logica della rappresentanza non è più sufficiente. Lanciamo un tavolo di partecipazione che dia orientamento e radicamento al bilancio, raccogliamo le firme e presentiamolo in comune. Se non viene accettato, poi non andate a lamentarvi contro i populismi! L’Amministrazione scelga!”
E noi che siamo tra i più indiziati di “populismo” troviamo in questo ragionamento orizzonti interessanti e una forte affinità con quelle che noi (Senigallia 5 stelle meetup) chiamiamo “comunità sistemiche”, la cui proposta, già articolata una decina di anni fa, alcuni di noi avevano sottoposto a Luana Angeloni e lei messo agli atti, in relazione a una possibile “Comunità Sistemica della Collina tra Misa e Cesano”, con alcume specifiche proposte misurate su Scapezzano. E’ ancora su questo piano che stiamo lavorando. Se noi non ci meravigliamo della loro attenzione a queste prospettive, ma anzi la salutiamo con piacere, speriamo che anche loro non dispiaccia che una formazione battezzata come “antipolitica” e “populista” (che a Senigallia ha ottenuto più consensi di qualsiasi altra formazione politica) se ne stia occupando.
Affrontando il tema della trasparenza, Daniele introduce finalmente in modo esplicito una categoria che finora non si era proposta con sufficiente nitore: la distanza che c’è tra comune-amministrazione e  comune-cittadino. La politica della condivisione cos’è? Noi eravamo contro la Complanare. La condivisione non ammette anche il disaccordo? E perché non ci siete stati a sentire? Il bilancio come è scaricabile dal sito del comune è illeggibile. E’ capace il Comune-amministrazione di renderlo accessibile ai non esperti? E infine “occorre procedere alla salvaguardia degli equilibri di bilancio almeno ogni tre mesi”, al che il Sindaco ha modo di precisare che “oggi la salvaguardia è addirittura mensile”.
Il “Confronto” serale di San Rocco non finisce qui: continua con un abbondante divagazione sui temi proposti che non possiamo registrare se non vogliamo dedicare più di due giorni all’attività di trascrizione. Noi l’abbiamo fatto a beneficio di chi frequenta il meetup e anche dei soggetti intervenuti, cercando di separare nettamente le parole riportate da quelle che costituiscono il nostro commento; che è molto favorevole rispetto ad alcune prospettive come detto sopra, ma sostanzialmente in disaccordo dove non c’è percezione del versante specificamente locale del disastro come correlato con quello generale provocato dal sistema politico-amministrativo (come appunto diceva il Sindaco tirandosene fuori) e dove non c’è la radicalità necessaria per volgerlo in concreta speranza si salvezza. Noi infatti ci muoviamo in una prospettiva che non colloca sindaco, amministratori e apparati soltanto in un insieme orizzontale di amministratori sedotti e abbandonati, ma anche e soprattutto in un insieme verticale-trasversale che chiamiamo “casta”, e che, pur oggi scaricato all’ultimo posto, è stato per anni ed è tuttora partecipe di quegli interessi. La stessa struttura amministrativa, la sua composizione, coniata e costituita sullo quello schema, è oggi radicalmente inadatta e bisognosa di profonde modifiche se davvero vogliamo gestire la crisi in un modo diverso da quello di un esattore o di uno sceriffo, e guidarla verso una soluzione che affranchi i cittadini dalle dipendenze della politica partitocratica. Per fare questo, però, temiamo che non sia sufficiente convocare un incontro in cui qualcuno fa domande e un Sindaco risponde. Avremo modo nei prossimi giorni di chiarire quale sia realmente il rapporto che si è stabilito tra il cittadino e chi lo governa verso e attraverso la crisi, e quali le vie decisive per venirne fuori. Cambiare si può: purché sia un cambiamento profondo.