sabato 8 giugno 2013

il mattinale    sabato 8 giugno 2013


Dedicato alla senatrice Silvana Amati, che propone di rilanciare il decreto contro il negazionismo storico dell'olocausto

Gentile Silvana, l'Italia non ha bisogno di un decreto che commini pene, ma di riconoscere e rinnovare la propria originalità culturale: una biodiversità della quale spesse volte ci scordiamo di essere orgogliosi. Le propongo, a conferma, di rileggere una pagina della filosofa ebrea e tedesca Hannah Arendt dal libro "La banalità del male", scritto nel 1961.


 Hannah Arendt


"L'Italia era uno dei pochi paesi europei dove ogni misura antisemita era decisamente impopolare, e questo perché, per dirla con le parole di Galeazzo Ciano, quei provvedimenti "sollevavano problemi che non esistevano". L'assimilazione, questa parola di cui tanto si abusa, era in Italia una realtà. Qui l'antisemitismo non era un'ideologia, qualcosa in cui si potesse credere, come era in tutti i paesi di lingua tedesca, o un mito e un pretesto, come era soprattutto in Francia. Il fascismo italiano, che non si poteva dire "spietatamente duro", aveva cercato prima della guerra di ripulire il paese dagli ebrei stranieri e apolidi, ma non vi era mai riuscito bene, a causa della scarsa disposizione di gran parte dei funzionari italiani dei gradi inferiori a pensare in maniera "dura".  E quando divenne questione di vita o di morte, gli italiani, col pretesto di salvaguardare la propria sovranità, si rifiutarono di abbandonare questo settore della loro popolazione ebraica; li internarono, invece, lasciandoli vivere tranquillamente finché i tedeschi non invasero il paese. Una simile condotta non si può spiegare con le sole condizioni oggettive (l'assenza di una "questione ebraica"), poiché naturalmente questi stranieri costituivano in Italia un problema così come lo costituivano in tutti gli altri stati europei, fondati sull'omogeneità etnica e culturale delle rispettive popolazioni. Quello che in Danimarca fu il risultato di una profonda sensibilità di una nazione che vuole essere veramente indipendente, in Italia fu il prodotto della generale, spontanea umanità di un popolo di antica civiltà."  


Tanto più ne siamo consapevoli noi marchigiani, gentile Silvana, dal momento che molte di queste residenze coattive si trovavano, appunto, nelle Marche. Anche a Senigallia ne abbiamo buoni  esempi. Edmo Leopoldi, per richiamarne uno, non ha bisogno di citare principii generali o articoli di legge quando racconta, senza enfasi alcuna: "Noi durante l'occupazione tedesca abbiamo salvato Carcassone. Quando andarono, i soldati tedeschi non trovarono nessuno a casa sua semplicemente perché lui era a casa nostra, dove noi lo tenevamo nascosto". 
Ricorda il vecchio Carcassone, Silvana, alla guida della sua millecento? Questo ricordo lo deve al nostro Edmo, non a una legge che ne tuteli la memoria o che condanni chi pensasse che si è inventato tutto.